Scamarcio parla del suo killer tenebroso e borghese

L’attore Riccardo Scamarcio racconta come è diventato il Nero, il killer dagli occhi di ghiaccio di “Romanzo Criminale”.

Due occhi azzurri da perdere il fiato, il passo felpato, elegante come quello di una pantera, un giubbotto di pelle e un paio di occhiali anni Settanta che lo rendono tenebroso al punto giusto. E’ così che Riccardo Scamarcio appare in “Romanzo Criminale” di Michele Placido, dove interpreta lo spietato killer d’estrazione borghese e di fede filo-nazista detto il Nero.
Riccardo ha raccontato a 35mm come ha lavorato per calarsi nei panni del killer e annunciato il suo prossimo lavoro, “La Freccia Nera”, remake firmato Fabrizio Costa del celebre sceneggiato tv con Aldo Reggiani, tratto dall’omonimo romanzo di Robert Louis Stevenson.

Riccardo, qual è stata la sfida de il Nero?
Riccardo Scamarcio: La difficoltà è stata principalmente riuscire a raccontare in maniera compiuta il personaggio. Il Nero è una figura piuttosto taciturna. Non ha molte battute nel film, si esprime attraverso l’azione, e quindi dovevo riuscire a renderlo, lavorando sul corpo. Mi è stato di grande aiuto per trovare la cifra giusta praticare le arti marziali. Allenandomi ho imparato a dominare lo spazio e capito come esprimere il suo autocontrollo, il suo distacco, il suo sentirsi al di sopra delle cose e, attraverso la meditazione associata a questo sport, ho individuato il suo sguardo: fisso, penetrante e glaciale.

Si è ispirato a qualche figura reale o letteraria per costruire il personaggio?
No. Avrei potuto fare riferimento a figure come Fioravanti o Abbruciati o guardare a caratteri letterari, ma ho preferito creare dal nulla il Nero. Partendo dalle note di De Cataldo ho cercato d’immaginarlo, di farlo mio.

Si è interrogato su quale fosse il suo passato, su cosa l’avesse spinto a fare il killer?
Sì. Credo che il Nero sia il prodotto di un’ideologia spinta all’estremo. Le sue origini sono evidentemente borghesi, lo si nota da come si veste e da una certa eleganza nell’incedere… E’ diverso dagli altri della banda, lo si intuisce dal modo in cui si rapporta loro, dal suo distacco dal denaro…

Cosa spera di aver regalato al Nero?
Mi auguro di essere riuscito a suggerirne il percorso, a lasciarne intravedere il background… Ho cercato di farne un uomo distaccato, fiero, una figura epica che dietro al superomismo, nasconde una certa fragilità, che il personaggio rivela nella scena in cui racconta al Freddo il rito di guardare le sue vittime negli occhi, per me una delle più difficili del film e che svela, credo, maggiormente il personaggio.

Placido ha rivelato in conferenza stampa che ciascuno degli attori ha suggerito un elemento che aiutasse a definire il personaggio. Lei cosa ha scelto?
Un paio di occhiali da sole con una montatura in tartaruga segnata da un piccolo profilo bianco. Mi piacevano molto, trovavo sdrammatizzasero, umanizzassero il Nero.

L’esperienza del film corale cosa le ha dato?
Quando il personaggio che fai non è un protagonista, ma una sorta di colore nel film, hai meno elementi per costruirlo. L’esperienza di “Romanzo Criminale” mi ha dato la possibilità di lavorare in tal senso. Ho dovuto imparare a far uscire il carattere avendo a disposizione poche scene, tenendo sempre ben presente il ‘contesto’ in cui andava di volta in volta ad inserirsi e il percorso dei personaggi con cui si trovava ad interagire.

Nel suo futuro?
Il 10 ottobre inizierò a girare “La Freccia Nera”, una fiction per Canale 5 diretta da Fabrizio Costa in cui vesto i panni che furono sul finire degli anni Sessanta del grande Aldo Reggiani. Sono molto contento d’intraprendere questa avventura in cui andrò a cavallo e tirerò di spada.

C’è un ruolo che sogna d’interpretare?
Mi piacerebbe poter affrontare un ruolo psicologico, dostoevskijano, in cui gli sguardi pesano più delle parole in un film visionario alla Kieslovsky, un regista che adoro.

Come si rapporta al suo lavoro?
In modo giocoso, senza prendermi troppo sul serio, cercando di lavorare al meglio e di divertirmi, qualsiasi sia il ruolo che mi trovo a fare. Il mio approccio a questo mestiere è un po’, come diceva Mastroianni, quello “del bambino che vuole appagare la sua voglia di giocare”.

A cura di: Lisa Thompson

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