Riccardo Scamarcio: Si, sono tre metri sopra il cielo!

Dal noleggiatore sotto casa i dvd dell’«Uomo perfetto» sono sempre fuori. Su quelli di «Tre metri sopra il cielo» il gestore è rassegnato. «Sono mesi che mancano» mi dice «ormai non li riportano più». La colpa è di Riccardo Scamarcio, dei suoi penetranti occhi verdi/azzurri e di quel musetto dolce. Nato professionalmente in tv («Compagni di scuola»), in pochi anni questo giovanotto pugliese, un bellino tenebroso che ricorda Giancarlo Giannini, è diventato un vero fenomeno. Le ragazzine di tutta Italia lo hanno identificato a lungo con Step, il protagonista di «Tre metri sopra il cielo», ma negli ultimi mesi la sindrome-Scamarcio è dilagata nei contesti più disparati e in ogni angolo d’Italia. All’ultima Mostra di Venezia, dove presentava «Texas», con Clooney o Bloom non c’era proprio storia, i decibel che le ragazze sollevavano al suo apparire erano i più assordanti. A Bari, un mese fa, è dovuta intervenire la polizia per farlo uscire da una libreria. E in questi giorni le ragazzine assistono stoiche agli eccidi di «Romanzo criminale» solo perché nel cast c’è anche lui.
Serio, riflessivo, riservato, Riccardo Scamarcio non si scompone troppo. È un problema per te andare in giro?
«Mah… certo, percepisco un po’ di rumore intorno a me…».
Insomma, se vai a piazza Navona cosa succede?
«Mi fermano in continuazione. Mi chiedono di fare foto, autografi. Un continuo. Anche in spiaggia, sempre». (…)
Ti chiamano Riccardo o Step come il protagonista di «3 metri sopra il cielo»?
«Più Step. Quelle che mi chiamano Riccardo, di me sanno e hanno visto tutto».
Quando hai deciso di fare l’attore?
«A 16 anni, casualmente. Ero un ragazzo pieno di speranze e fiducia, avevo bisogno di emozioni ma le cercavo in ambiti sbagliati, contestando la scuola. Ne ho cambiate tre o quattro, liceo linguistico, professionale, geometra. Un giorno su un treno ho fatto una lunga discussione con un signore di Bari, che alla fine ho scoperto essere uno psichiatra. Mi ha detto che dovevo fare il Centro Sperimentale. Cos’è? Una scuola. Allora, mi sono detto: “Vedi che questa cosa che voglio fare è seria?”. Tutti i luoghi comuni sul cinema, un mondo traviato fatto di esauriti e drogati, si è sgretolata nel momento in cui ho saputo che esisteva una scuola seria. Alla fine ho preso un diploma in ragioneria proprio per iscrivermi al Centro».
Ma non hai finito neanche quello.
«Ho lasciato al secondo anno. Mi hanno proposto “Compagni di scuola”, in tv, con Massimo Lopez. E stare per sette mesi su un set mi è servito moltissimo». (…)
Se non avessi fatto l’attore?
«Forse avrei fatto il rappresentante, come mio padre Emilio. In fondo anche lui vende prodotti servendosi della sua grandissima capacità espressiva…». (…)
I tuoi veri modelli d’attore?
«Marcello Mastroianni. E Jeff Bridges, quello del “Grande Lebowski”…».
Cos’è successo un mese fa a Bari?
«Dovevo parlare di “Romanzo criminale” con il regista Placido e lo scrittore De Cataldo, e la libreria si è ritrovata con una marea di giovani. Non siamo riusciti neanche a iniziare: abbiamo aspettato la polizia perché non si usciva neppure dal retro. Paura? No. Mi preoccupa solo che questa cosa possa distrarmi dal mio lavoro, e fare di me solo un “fenomeno”».
Hai appena iniziato a girare «La freccia nera» per Canale 5.
«Sarò un giovane condottiero romantico, uno Step d’altri tempi. Non si chiama più Dick Shelton ma Marco: è sempre ambientato nel 1450 ma in Italia, ai confini con la Germania. Si parla di guerre, del rapporto padre-figlio e del primo amore, quello puro».
E il tuo primo amore?
«Non si scorda mai. E non me lo sono ancora scordato».
Sei fidanzato?
«Sì. Da diversi anni… Si chiama Angela, fa l’attrice».
È lei il tuo primo amore?
«E chi lo sa?»
Che cosa ti piace di lei?
«La sua gestualità. Ci sarebbe anche un’altra cosa, ma è più personale e non la dico…». (…)
Chi ti piacerebbe interpretare?
«Federico II di Svevia. Arrivò in Puglia con la sua corte di astronomi, donne, nani, falconieri, la gente più assurda, e ha costruito Castel del Monte, di cui ancora gli storici si chiedono il significato».
Il film, la canzone, il libro del cuore.
«”C’era una volta in America” di Leone e “8 e 1/2” di Fellini, due film agli antipodi. Mi piace il rock Anni 70, Janis Joplin, i King Crimson. Una canzone? “Neanche un minuto di non amore” di Battisti. Un libro che mi ha impressionato è “Doppio Sogno” di Schnitzler: ho ritrovato tutti i miei dubbi sui rapporti di coppia, le difficoltà, le tensioni, le paure».
Cosa desideri dalla vita?
«Capirmi. Sento che ho cominciato bene, però c’è tanta strada da fare».
Sei ottimista o pessimista?
«Ottimista con profondi momenti di pessimismo, che però mi aiutano a riflettere».
Il migliore complimento che hai ricevuto?
«Quando mi dicono “sei una persona buona”. Forse sarebbe meglio “onesta”».
Girerai il seguito di «Tre metri sopra il cielo»?
«So che lo stanno scrivendo. Ma non lo farei, ho già dato tutto quello che potevo al personaggio di Step. Comunque se c’è una sceneggiatura la leggo volentieri». (…)

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