L’avventura medioevale di Riccardo e Martina

I protagonisti dell’attesa nuova versione tv del romanzo di Stevenson si raccontano a 35mm, svelando qualche retroscena.

Una ricostruzione storica da kolossal, due protagonisti tra i più amati dal giovane pubblico ed un romanzo, quello di Stevenson, capace di riaffermare valori positivi come l’amore e la pace. Questi gli ingredienti alla base de “La Freccia Nera”, serie tv in sei puntate prodotta da Rizzoli e Mediaset in onda da giovedì 12 ottobre su Canale 5.
A chi ha superato i quaranta il titolo non è nuovo e rimanda immediatamente allo sceneggiato con Aldo Reggiani e una giovanissima Loretta Goggi della fine degli anni Sessanta, ma dallo storico serial i realizzatori della nuova Freccia prendono subito le distanze. ” ‘La Freccia Nera’ – assicura Francesco Pincelli, delegato Mediaset – non è nata con la volontà di fare un remake dello sceneggiato Rai, che è un segno della memoria mitico e non paragonabile, ma dalla ricerca di un’avventura in costume che s’inserisse nel solco di “Elisa di Rivombrosa” apportando elementi nuovi e originali”.
“E’ stato parlando con Angelo Rizzoli che è uscito fuori il romanzo di Stevenson – prosegue -, un romanzo d’amore e d’avventura con un’eroina dalla forza moderna e tematiche di grande attualità, come la lotta per la pace”. “Si tratta di un racconto di formazione – aggiunge il regista Fabrizio Costa – che approfondisce il background e segue il percorso psicologico dei protagonisti fino al superamento della generazione precedente e alla riaffermazione dei veri valori della vita”. Entusiasta della trasposizione il produttore Rizzoli lo definisce “un kolossal all’italiana, importante in termini di scenografie, battaglie, numero di comparse… ma anche in quanto al messaggio che invia ai giovani”.
Costato circa 13 milioni di euro, il film (perché, seppur dilatato, di film si tratta), girato lo scorso inverno nei suggestivi boschi e castelli del Piemonte e al Lago di Bracciano, ha richiesto grande impegno ed è costato molta fatica al cast tecnico ed artistico, in primis ai due protagonisti, Riccardo Scamarcio e Martina Stella, per la prima volta alle prese con un’avventura in costume. Li abbiamo incontrati per voi insieme ad Ennio Fantastichini, nella finzione padre acquisito di Marco di Monforte e sul set saggio fratello maggiore del collega Scamarcio.

Riccardo, Martina, che ricordo avete di questa esperienza?
Riccardo Scamarcio: Avevo delle perplessità quando mi è stato proposto il ruolo, soprattutto per il fatto che mi avrebbe tenuto impegnato per un lungo periodo di tempo, ma la sceneggiatura era molto interessante e poi avevo la possibilità di tirar di spada, andare a cavallo, indossare un’armatura e questo era irresistibile per il mio lato fanciullo. Malgrado il fascino dell’ambientazione medioevale il lavoro sul set è stato molto faticoso, ho dovuto imparare a cavalcare e patito il freddo (Mi sono ammalato ben quattro volte durante le riprese!). E’ stata un’esperienza tosta ma anche gratificante, unica professionalmente e umanamente. Sul set ho fatto incontri importanti: Fabrizio Costa, un regista di grande sensibilità con un senso della messa in scena raro ed incredibile, e soprattutto Ennio Fantastichini che come un fratello maggiore mi ha coccolato e aiutato a controllare l’impulsività.
Martina Stella: E’ stata un’esperienza divertente ed emozionante. Sono felice di aver avuto l’opportunità di affrontare un personaggio bello e ricco di sfumature come Giovanna, una ragazza tosta e nel contempo femminile. Mi ha permesso di mettermi alla prova come attrice e mi ha fatto trovare una forza e una capacità di reagire che non pensavo di avere e che mi è servita anche nella vita reale. Questo personaggio mi ha dato tanto e credo resterà sempre dentro di me.

Ennio, cosa ha interessato invece te al progetto e al ruolo di Raniero?
Ennio Fantastichino: Ad avermi catturato è stata la possibilità di incarnare l’ossessione della paternità, un sentimento in netto contrasto con quel che accade nella società di oggi, dove i padri spesso si sottraggono al loro ruolo. Anche l’opportunità di fare una cavalcata in altri tempi è stata un incentivo, non amo la realtà, la trovo pietosa e spaventosa.

Come vi siete preparati?
M.S.: Ho dovuto iniziare ad allenarmi quattro mesi prima delle riprese per superare la mia paura dei cavalli e imparare a tirare con l’arco. Non sono molto sportiva e non pensavo di farcela. Ma grazie all’aiuto e alla pazienza dei nostri coach e alla fiducia che mi è stata accordata sono riuscita a fare cose che non avrei mai creduto di fare, stupendo per prima me stessa.
E.F.: Per me la cosa più difficile è stata montare in sella. A quindici anni ho avuto un brutto incidente a cavallo da cui sono uscito traumatizzato. Non ho vinto del tutto le mie paure ma sono riuscito a fare le scene che dovevo… Non credo però ripeterò l’esperienza.

Uno dei temi del film è lo scontro generazionale… Riccardo, tu l’hai vissuto nella vita?
R.S.: La mia generazione da questo punto di vista è un po’ sopita…Per quanto mi riguarda mi sento in pieno ’68. Tutti i giorni mi sveglio inc…ato per le ingiustizie che vedo, ancor più per l’accettazione di queste da parte degli italiani, e nel mio piccolo combatto ogni giorno la mia battaglia, prendendo posizione e affermandola attraverso il dialogo, illudendomi di cambiare le cose.

Riccardo, Martina, il rapporto tra voi com’è stato?
M.S.: Il rapporto con Riccardo è stato di grande collaborazione. Mi ha aiutato molto, non solo mi ha sostenuta ma era sempre pronto a sciogliere le tensioni con una battuta.
R.S.: Mi sono divertito moltissimo sul set con Martina. Come me non si prende troppo sul serio ed è stato bello ridere insieme dei nostri errori.

Avete visto lo sceneggiato di Majano prima delle riprese?
R.S.: Ho scelto di non vederlo, così da non esserne condizionato in alcun modo.
M.S.: Io invece l’ho visto. Ero troppo curiosa. Mi è piaciuto, ma non mi sono ispirata all’interpretazione della Goggi, ho cercato la mia Giovanna.

Nel vostro futuro?
R.S.: In questo momento sto girando il seguito di “Tre metri sopra il cielo” al fianco di Laura Chiatti, una ragazza simpaticissima oltre che una bravissima attrice, con cui ho un grande affiatamento.
M.S.: Io sono sul set de “Le ragazze di San Frediano”, trasposizione del romanzo di Pratolini. Un progetto cui tengo molto, perché rappresenta la toscanità e mi permette di liberare il mio accento.

Martina, è vero che vestirai i panni della Pravo in un film dei Vanzina?
M.S.: Non sarò la Pravo ma un personaggio ispirato alla Pravo. Ballerò, canterò e reciterò. Una bella responsabilità ma anche una bella occasione. Facendo a teatro “Aggiungi un posto a tavola” ho capito infatti che il musical è il genere che sento più vicino alle mie corde.

A cura di Lisa Thompson.

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