Interviste

Hanno Voglia di Me: un servizio di Silvia Mauro.

Riflettori puntati su Riccardo Scamarcio , reduce dal successo di Ho Voglia di Te , in questi giorni e' protagonista del nuovo film di Daniele lucchetti " Mio fratello e' figlio unico ". Un'intervista in cui Scamarcio confessa di giocare a fare il suo personaggio e circondarsi di mistero e in cui dice di non amare essere descritto come un sex symbol .

fonte: www.la7.it

 

Riccardo Scamarcio - Tra Sergio Rubini e Abel Ferrara.
A quattro anni da "Tre metri sopra il cielo", Step è tornato al cinema in "Ho voglia di te".
Ospite in studio di Reppublica Radio, risponde alle vostre domande.

Prodotto da Repubblica Radio l'11 marzo 2007 alle 12:30
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Un assolo di Riccardo
Scamarcio dopo il successo di Ho voglia di te si racconta in un'intervista

Inutile dire che Ho voglia di te , al primo weekend di programmazione, è stato campione di incassi. Del film si è detto tutto, ma ora è giunto il momento di lasciare un po' in disparte il bel tenebroso Step in favore di un più confuso Riccardo Scamarcio che si trova a fare il bilancio degli ultimi anni e ad affrontare una popolarità che non accenna a diminuire, anzi...

Step, dalla scuola alla vita: a te com'è andata?
A scuola andavo malissimo . Ho cambiato tre indirizzi: linguistico, ragioneria, istituto per il commercio. Poi, un giorno ho fatto uno spettacolo teatrale. Recitavo davanti a mille persone, sentivo l'odore del palcoscenico, vedevo il sipario, la luce rossa che si accendeva, avevo il cuore che mi usciva da petto. E' stato un colpo di fulmine . Ho detto: " Voglio fare l'attore ".


Quanto sono importanti le scuole di recitazione?

Fino ad un certo punto. Possono spiegarti molte cose teoriche , ma se non riesci a sentire il personaggio e a farlo tuo, puoi aver studiato tantissimo ma non serve assolutamente a nulla. Meglio fare tanta pratica .


Step, Nero, Manrico: in quale personaggio ti riconosci di più?

Mi diverto a cambiare continuamente i ruoli, lo faccio per vivere tutte le vite che non potrei mai vivere. Per La Freccia Nera , ad esempio, ho imparato ad andare a cavallo, tirare di scherma, mettere armature, tirare con l'arco. Insomma mi piace giocare , ma non mi riconosco in nessuno.


Le scene di sesso, come in Texas , ti hanno imbarazzato?
Sono un po' toste da girare. C'è sempre un po' d'imbarazzo da parte di entrambi. Il mio consiglio è di mostrarsi sempre per come si è, con i propri pregi e difetti e soprattutto avendo sempre il coraggio di esprimere la propria opinione , anche se ciò può costare molto.


A 27 anni hai già un grandissimo successo: come lo vivi?
Sono rimasto molto colpito quando a Milano tantissime ragazze si erano appostate per vedermi e gridavano il mio nome da lontano. Mi ha fatto un effetto veramente strano , anche se preferisco quando mi parlano piuttosto di quando mi fotografano con il telefonino trattandomi come un oggetto . Il successo mi è piovuto addosso all'improvviso: in realtà sono molto spaventato .

(14.03.2007)

 

Scamarcio: sedotto per fiction

L'attore ricorda non senza imbarazzo la 'scena hot' con la Bellucci e parla di come il confronto con la comicità pura di Bandiera l'abbia spinto a dare di più.
di: Lisa Thompson

Riccardo, si è parlato tanto della scena di eros tra te e la Bellucci. Per te, che sei un timido, è stata difficile da girare?
Lavorare avendo Monica per cinque ore di fila sulle gambe è stato molto faticoso... facendo finta! Naturalmente è una battuta. E' stata una scena difficile e anche un po' imbarazzante. Monica, che ha maggiore esperienza, era decisamente più a suo agio. Anche se ha dichiarato che questa è stata la scena più erotica che ha interpretato, ne ha fatte di ben più forti ("Irreversible", n.d.r.). Io inizialmente ero impacciato, a disagio, ma vedendo lei così tranquilla mi sono piano piano lasciato andare. Chi tuttavia pensasse che è stata una passeggiata... be', non lo è stata. Simulare il coito per cinque ore di fila, circondati dalla troupe e stando attenti alle luci, vi assicuro che è stato sfiancante.

Quale per te la vera sfida di questo personaggio?
Trovare un equilibrio tra la passività fisica e caratteriale di Nicola ed i ritmi della commedia. Stare al passo con Dario Bandiera, che è un comico puro, è stata una bella partita, tosta ma stimolante.

Il protagonista si definisce un "portatore sano di erotismo"... Che ne pensi?
Che questa frase, insieme al fatto di girare una scena d'amore con la Bellucci, non mi attirerà le simpatie del pubblico maschile.

Nel tuo futuro cosa ti piacerebbe?
Continuare ad esplorare i generi ed un bel ruolo 'strano'.

Ho letto che vorresti vestire i panni di Vallanzasca, è vero?
Sì. E' un mio sogno. Trovo sia un personaggio molto cinematografico, più di tanti gangster dei film americani



L'avventura medioevale di Riccardo e Martina
I protagonisti dell'attesa nuova versione tv del romanzo di Stevenson si raccontano a 35mm, svelando qualche retroscena

di: Lisa Thompson

Una ricostruzione storica da kolossal, due protagonisti tra i più amati dal giovane pubblico ed un romanzo, quello di Stevenson, capace di riaffermare valori positivi come l'amore e la pace. Questi gli ingredienti alla base de "La Freccia Nera", serie tv in sei puntate prodotta da Rizzoli e Mediaset in onda da giovedì 12 ottobre su Canale 5.
A chi ha superato i quaranta il titolo non è nuovo e rimanda immediatamente allo sceneggiato con Aldo Reggiani e una giovanissima Loretta Goggi della fine degli anni Sessanta, ma dallo storico serial i realizzatori della nuova Freccia prendono subito le distanze. " 'La Freccia Nera' - assicura Francesco Pincelli, delegato Mediaset - non è nata con la volontà di fare un remake dello sceneggiato Rai, che è un segno della memoria mitico e non paragonabile, ma dalla ricerca di un'avventura in costume che s'inserisse nel solco di "Elisa di Rivombrosa" apportando elementi nuovi e originali".
"E' stato parlando con Angelo Rizzoli che è uscito fuori il romanzo di Stevenson - prosegue -, un romanzo d'amore e d'avventura con un'eroina dalla forza moderna e tematiche di grande attualità, come la lotta per la pace". "Si tratta di un racconto di formazione - aggiunge il regista Fabrizio Costa - che approfondisce il background e segue il percorso psicologico dei protagonisti fino al superamento della generazione precedente e alla riaffermazione dei veri valori della vita". Entusiasta della trasposizione il produttore Rizzoli lo definisce "un kolossal all'italiana, importante in termini di scenografie, battaglie, numero di comparse... ma anche in quanto al messaggio che invia ai giovani".
Costato circa 13 milioni di euro, il film (perché, seppur dilatato, di film si tratta), girato lo scorso inverno nei suggestivi boschi e castelli del Piemonte e al Lago di Bracciano, ha richiesto grande impegno ed è costato molta fatica al cast tecnico ed artistico, in primis ai due protagonisti, Riccardo Scamarcio e Martina Stella, per la prima volta alle prese con un'avventura in costume. Li abbiamo incontrati per voi insieme ad Ennio Fantastichini, nella finzione padre acquisito di Marco di Monforte e sul set saggio fratello maggiore del collega Scamarcio.

Riccardo, Martina, che ricordo avete di questa esperienza?
Riccardo Scamarcio: Avevo delle perplessità quando mi è stato proposto il ruolo, soprattutto per il fatto che mi avrebbe tenuto impegnato per un lungo periodo di tempo, ma la sceneggiatura era molto interessante e poi avevo la possibilità di tirar di spada, andare a cavallo, indossare un'armatura e questo era irresistibile per il mio lato fanciullo. Malgrado il fascino dell'ambientazione medioevale il lavoro sul set è stato molto faticoso, ho dovuto imparare a cavalcare e patito il freddo (Mi sono ammalato ben quattro volte durante le riprese!). E' stata un'esperienza tosta ma anche gratificante, unica professionalmente e umanamente. Sul set ho fatto incontri importanti: Fabrizio Costa, un regista di grande sensibilità con un senso della messa in scena raro ed incredibile, e soprattutto Ennio Fantastichini che come un fratello maggiore mi ha coccolato e aiutato a controllare l'impulsività.
Martina Stella: E' stata un'esperienza divertente ed emozionante. Sono felice di aver avuto l'opportunità di affrontare un personaggio bello e ricco di sfumature come Giovanna, una ragazza tosta e nel contempo femminile. Mi ha permesso di mettermi alla prova come attrice e mi ha fatto trovare una forza e una capacità di reagire che non pensavo di avere e che mi è servita anche nella vita reale. Questo personaggio mi ha dato tanto e credo resterà sempre dentro di me.

Ennio, cosa ha interessato invece te al progetto e al ruolo di Raniero?
Ennio Fantastichino: Ad avermi catturato è stata la possibilità di incarnare l'ossessione della paternità, un sentimento in netto contrasto con quel che accade nella società di oggi, dove i padri spesso si sottraggono al loro ruolo. Anche l'opportunità di fare una cavalcata in altri tempi è stata un incentivo, non amo la realtà, la trovo pietosa e spaventosa.

Come vi siete preparati?
M.S.: Ho dovuto iniziare ad allenarmi quattro mesi prima delle riprese per superare la mia paura dei cavalli e imparare a tirare con l'arco. Non sono molto sportiva e non pensavo di farcela. Ma grazie all'aiuto e alla pazienza dei nostri coach e alla fiducia che mi è stata accordata sono riuscita a fare cose che non avrei mai creduto di fare, stupendo per prima me stessa.
E.F.: Per me la cosa più difficile è stata montare in sella. A quindici anni ho avuto un brutto incidente a cavallo da cui sono uscito traumatizzato. Non ho vinto del tutto le mie paure ma sono riuscito a fare le scene che dovevo... Non credo però ripeterò l'esperienza.

Uno dei temi del film è lo scontro generazionale... Riccardo, tu l'hai vissuto nella vita?
R.S.: La mia generazione da questo punto di vista è un po' sopita...Per quanto mi riguarda mi sento in pieno '68. Tutti i giorni mi sveglio inc...ato per le ingiustizie che vedo, ancor più per l'accettazione di queste da parte degli italiani, e nel mio piccolo combatto ogni giorno la mia battaglia, prendendo posizione e affermandola attraverso il dialogo, illudendomi di cambiare le cose.

Riccardo, Martina, il rapporto tra voi com'è stato?
M.S.: Il rapporto con Riccardo è stato di grande collaborazione. Mi ha aiutato molto, non solo mi ha sostenuta ma era sempre pronto a sciogliere le tensioni con una battuta.
R.S.: Mi sono divertito moltissimo sul set con Martina. Come me non si prende troppo sul serio ed è stato bello ridere insieme dei nostri errori.

Avete visto lo sceneggiato di Majano prima delle riprese?
R.S.: Ho scelto di non vederlo, così da non esserne condizionato in alcun modo.
M.S.: Io invece l'ho visto. Ero troppo curiosa. Mi è piaciuto, ma non mi sono ispirata all'interpretazione della Goggi, ho cercato la mia Giovanna.

Nel vostro futuro?
R.S.: In questo momento sto girando il seguito di "Tre metri sopra il cielo" al fianco di Laura Chiatti, una ragazza simpaticissima oltre che una bravissima attrice, con cui ho un grande affiatamento.
M.S.: Io sono sul set de "Le ragazze di San Frediano", trasposizione del romanzo di Pratolini. Un progetto cui tengo molto, perché rappresenta la toscanità e mi permette di liberare il mio accento.

Martina, è vero che vestirai i panni della Pravo in un film dei Vanzina?
M.S.: Non sarò la Pravo ma un personaggio ispirato alla Pravo. Ballerò, canterò e reciterò. Una bella responsabilità ma anche una bella occasione. Facendo a teatro "Aggiungi un posto a tavola" ho capito infatti che il musical è il genere che sento più vicino alle mie corde.

(11-10-2006)


Scamarcio parla del suo killer tenebroso e borghese
L'attore Riccardo Scamarcio racconta come è diventato il Nero, il killer dagli occhi di ghiaccio di "Romanzo Criminale".

di: Lisa Thompson

Due occhi azzurri da perdere il fiato, il passo felpato, elegante come quello di una pantera, un giubbotto di pelle e un paio di occhiali anni Settanta che lo rendono tenebroso al punto giusto. E' così che Riccardo Scamarcio appare in "Romanzo Criminale" di Michele Placido, dove interpreta lo spietato killer d'estrazione borghese e di fede filo-nazista detto il Nero.
Riccardo ha raccontato a 35mm come ha lavorato per calarsi nei panni del killer e annunciato il suo prossimo lavoro, "La Freccia Nera", remake firmato Fabrizio Costa del celebre sceneggiato tv con Aldo Reggiani, tratto dall'omonimo romanzo di Robert Louis Stevenson.

Riccardo, qual è stata la sfida de il Nero?
Riccardo Scamarcio: La difficoltà è stata principalmente riuscire a raccontare in maniera compiuta il personaggio. Il Nero è una figura piuttosto taciturna. Non ha molte battute nel film, si esprime attraverso l'azione, e quindi dovevo riuscire a renderlo, lavorando sul corpo. Mi è stato di grande aiuto per trovare la cifra giusta praticare le arti marziali. Allenandomi ho imparato a dominare lo spazio e capito come esprimere il suo autocontrollo, il suo distacco, il suo sentirsi al di sopra delle cose e, attraverso la meditazione associata a questo sport, ho individuato il suo sguardo: fisso, penetrante e glaciale.

Si è ispirato a qualche figura reale o letteraria per costruire il personaggio?
No. Avrei potuto fare riferimento a figure come Fioravanti o Abbruciati o guardare a caratteri letterari, ma ho preferito creare dal nulla il Nero. Partendo dalle note di De Cataldo ho cercato d'immaginarlo, di farlo mio.

Si è interrogato su quale fosse il suo passato, su cosa l'avesse spinto a fare il killer?
Sì. Credo che il Nero sia il prodotto di un'ideologia spinta all'estremo. Le sue origini sono evidentemente borghesi, lo si nota da come si veste e da una certa eleganza nell'incedere... E' diverso dagli altri della banda, lo si intuisce dal modo in cui si rapporta loro, dal suo distacco dal denaro...

Cosa spera di aver regalato al Nero?
Mi auguro di essere riuscito a suggerirne il percorso, a lasciarne intravedere il background... Ho cercato di farne un uomo distaccato, fiero, una figura epica che dietro al superomismo, nasconde una certa fragilità, che il personaggio rivela nella scena in cui racconta al Freddo il rito di guardare le sue vittime negli occhi, per me una delle più difficili del film e che svela, credo, maggiormente il personaggio.

Placido ha rivelato in conferenza stampa che ciascuno degli attori ha suggerito un elemento che aiutasse a definire il personaggio. Lei cosa ha scelto?
Un paio di occhiali da sole con una montatura in tartaruga segnata da un piccolo profilo bianco. Mi piacevano molto, trovavo sdrammatizzasero, umanizzassero il Nero.

L'esperienza del film corale cosa le ha dato?
Quando il personaggio che fai non è un protagonista, ma una sorta di colore nel film, hai meno elementi per costruirlo. L'esperienza di "Romanzo Criminale" mi ha dato la possibilità di lavorare in tal senso. Ho dovuto imparare a far uscire il carattere avendo a disposizione poche scene, tenendo sempre ben presente il 'contesto' in cui andava di volta in volta ad inserirsi e il percorso dei personaggi con cui si trovava ad interagire.

Nel suo futuro?
Il 10 ottobre inizierò a girare "La Freccia Nera", una fiction per Canale 5 diretta da Fabrizio Costa in cui vesto i panni che furono sul finire degli anni Sessanta del grande Aldo Reggiani. Sono molto contento d'intraprendere questa avventura in cui andrò a cavallo e tirerò di spada.

C'è un ruolo che sogna d'interpretare?
Mi piacerebbe poter affrontare un ruolo psicologico, dostoevskijano, in cui gli sguardi pesano più delle parole in un film visionario alla Kieslovsky, un regista che adoro.

Come si rapporta al suo lavoro?
In modo giocoso, senza prendermi troppo sul serio, cercando di lavorare al meglio e di divertirmi, qualsiasi sia il ruolo che mi trovo a fare. Il mio approccio a questo mestiere è un po', come diceva Mastroianni, quello "del bambino che vuole appagare la sua voglia di giocare".

03-10-2005

 


Il bisogno di raccontare

Chi aveva bollato Riccardo Scamarcio semplicemente come l'ennesimo 'idolo delle ragazzine' sarà costretto a ricredersi: con Texas di Fausto Paravidino e Romanzo criminale di Michele Placido, l'attore originario di Andria dimostra non solo un grande talento, ma anche una grinta fuori dal comune nell'affrontare due personaggi difficili in pellicole non certo destinate ad un pubblico di adolescenti innamorate. Due scelte complesse e coraggiose in una carriera che l'attore sa essere appena agli inizi e che eppure - sul piano squisitamente artistico - dimostrano di avere 'pagato' offrendo interpretazioni interessanti e riuscite.

Cosa l'attraeva del Nero in Romanzo criminale?
Un personaggio - certo - tra i più complessi e - in qualche maniera - odiosi... La cosa che più mi affascinava di questo personaggio è che si trattava di una tipologia di persona, di ragazzo che esisteva veramente in quegli anni. Il Nero rappresenta la degenerazione dell'ideologia anche se - nel film - ha meno riferimenti politici rispetto al romanzo, diventando l'emblema di una sorta di involuzione estrema del suo pensiero nei confronti della vita e degli altri. E' un po' se - ammazzando - tentasse di catturare e fermare lo spazio e il tempo. E' una figura attraente perché del tutto negativa e al tempo stesso capace di descrivere la follia e la degenerazione di un tipo di ragazzi che sono realmente esistiti.

Quali?
Quelli che avevano riversato loro stessi nella propria battaglia politica e che - un giorno - hanno rinunciato al proprio ideale diventando dei criminali. Ci sono stati anche degli attori che - poi - hanno finito per commettere degli atti orribili. Io vengo da Andria, un paese che ha un passato criminale e di sangue, mi sono ispirato a delle persone che ho conosciuto veramente e che - solo in seguito - ho saputo che trenta anni fa avevano avuto rapporti con la banda della Magliana.

Romanzo criminaleè un film capace di intrattenere lanciando un messaggio politico e sociale. Cosa ne pensa?
Credo che l'intrattenimento - di qualsiasi genere sia - è il presupposto fondamentale per il buon cinema. Chi paga un biglietto e va al cinema ha il diritto di essere 'intrattenuto', perché questo passaggio è fondamentale per comprendere le storie ed emozionarsi. Penso che il cinema didascalico sia passato necessariamente di moda. Oggi si deve raccontare delle storie che racchiudono in sé un messaggio in maniera interessante per il pubblico. Bisogna fare in modo che il pubblico entri nelle storie...

Un rifiuto del cinema d'autore?
No, tutt'altro. Un elogio, semmai, della diversità. Io amo i film che vediamo in tre e che apprezziamo in due. L'importante è diversificare il più possibile. Sono totalmente aperto nei confronti del cinema autoriale così come apprezzo il cinema leggero e di genere. L'importante è che quando si fa un film si abbia ben chiaro in che modo rivolgersi direttamente al pubblico e in che modo. Personalmente non c'è un genere che prediligo. Adoro i bei film: mi piacciono anche i film intimisti dove ci sono storie piccole che, però, riescono a tirare fuori la complessità e la psicologia umana.

C'è qualche film che le ha fatto venire la voglia di diventare attore?
Due film che sembrano essere all'opposto: C'era una volta in America di Sergio Leone e Otto e mezzo di Federico Fellini. Due pellicole pensate e concepite in maniera completamente differente.

Tornando a Romanzo criminale, possiamo parlare di un film che rimarrà perché - nonostante alcune assenze - rappresenta il meglio degli attori che abbiamo in Italia?
E' un cast di attori straordinario e io mi sento onorato di averne fatto parte. Romanzo criminale è un film impressionante e molto denso dominato da sentimenti forti come amicizia e amore portati sullo schermo da un gruppo di attori e attrici decisamente notevoli. Un'esperienza bellissima quella di potere lavorare con Michele Placido e con colleghi così in gamba e capaci.

Romanzo criminale e Texas sono stati prodotti rispettivamente dalla Cattleya di Riccardo Tozzi, Marco Chimenz e Giovanni Stabilini, e dalla Fandango di Domenico Procacci. Due esempi di buon cinema italiano...
Credo che il nostro cinema abbia bisogno di produttori coraggiosi e sensibili all'arte. Al tempo stesso, però, è importante che loro credano così tanto nei progetti che portano avanti da investire sufficientemente per dare vita a dei film forti sotto tutti i punti di vista. I produttori di questi due film sono esempi felici di persone che credono sia nell'aspetto artistico del film che nell'investimento sotto il profilo economico.

Lei è un attore 'di culto' per molte persone. Come intravede, oggi, il suo futuro?
Desidero scegliere i film in maniera 'ordinata', interpretando storie in cui credo e in cui sento di potere dare il meglio. Ho il privilegio di potere scegliere: una condizione che pochi attori hanno - in particolare - in Italia. Desidero non sprecare questa possibilità lavorando su film che abbiamo delle storie interessanti, scritte bene. Credo molto nelle sceneggiature che sono scritte domandandosi dei perché. E' una regola generale che considero inderogabile: mi piace leggere degli script che mi comunicano il senso del film. Qualsiasi esso sia: civile, politico, sociale o anche di mero intrattenimento. Ma il senso ci deve essere. Mi piace percepire tra le righe il bisogno di raccontare di chi scrive. In più sono gli incontri con il regista a determinare le mie decisioni. La sintonia che stabilisci con il regista è quella che ti convince ad entrare a lavorare nel suo film. E' un po' una questione di alchimia. Non importa quanto sia buono il testo. La prova dell'elemento umano che deriva dall'incontro con il regista è determinante. Personalmente credo molto nei rapporti umani e - in particolare - in quelli che si creano su un set.

Le piacerebbe lavorare anche all'estero?
Molto. Il massimo sarebbe quello di potermi confrontare con degli attori stranieri nel contesto di un film italiano.

Lei ha una sfida nel suo lavoro?
Sì, riuscire comunque a vivere la mia vita.


Riccardo Scamarcio
Un perfetto seduttore italiano 

di Alessio Sperati

Esiste il "perfetto seduttore"? Il regista Luca Lucini pensa di sì e nel suo secondo film, "L'uomo perfetto" si affida allo charme di Riccardo Scamarcio, il ventiseienne di Trani già apprezzato nei panni del ribelle Step in "Tre metri sopra il cielo", film diventato un vero e proprio cult tra i giovanissimi. Riccardo tornerà a breve in ruoli molto più forti: in "Romanzo criminale" sarà uno spietato killer di mafia, mentre in "Texas", film che sta girando in questi giorni, lo vedremo imbruttito e tormentato, ma ora godiamocelo nei panni del bell'Antonio ne "L'uomo perfetto".

Quanto ti sei divertito nel ruolo di seduttore in affitto?
Certamente molto, ma è stato anche impegnativo per certi aspetti. Dovevo rimanere credibile mentre mi rendevo sempre più ridicolo e credetemi non è stato affatto facile.

Pensi che in amore ci siano delle regole di comportamento?
Beh, come attore io vendo emozioni per mestiere, quindi sarei portato a dire di sì, ma se usi delle strategie nella vita reale, prima o poi viene comunque fuori come sei in realtà. Il consiglio generale è mostrarsi sempre per come si è, con i propri pregi e difetti e soprattutto avendo sempre il coraggio di esprimere la propria opinione, anche se ciò può costare molto.

Credi che in un rapporto sia sempre giusto dirsi tutto?
Credo che si possa godere di un buon rapporto avendo una totale complicità e mettendosi a nudo, dipende però dalle situazioni. A volte riconosco che mi è stato utile nascondere un lato del mio carattere.

Ti è mai capitato un incontro combinato come quello di Antonio e Maria?
Purtroppo (o per fortuna non so) non mi è mai capitato.

Caratterialmente come ti definiresti, un timido o un estroverso?
Diciamo una via di mezzo. Caratterialmente sono portato agli eccessi, o tutto o niente, non ho vie di mezzo in quello che faccio.

Il mondo dello spettacolo è pieno di personaggi creati a tavolino, dalle "boy band" ai "macho men" della domenica: cosa pensi di questa realtà?
Che può funzionare solo alla corta distanza. I personaggi creati in questo modo nascono e muoiono con la stessa velocità, ma ci sono sempre stati e probabilmente continueranno ad esserci. I ragazzi hanno tutto il diritto di sognare e di avere dei miti, il fatto è che oggi non hanno molta scelta.


E la scena dello spot in cui cammini seminudo per Milano? Spero per te che sia stata girata d'estate…
Purtroppo per me no. Era Novembre e per giunta uno dei giorni più freddi del mese.

Dopo tanti ruoli così diversi cosa ti piacerebbe fare?
Magari un film in costume, ambientato in qualche epoca storica.

C'è qualcosa che non faresti mai per lavoro, tipo scene piccanti o roba del genere?
Dipende dalla qualità dei lavori che mi vengono proposti, non dalle situazioni. Se la storia lo richiede posso anche spogliarmi.

Che effetto ti fanno le centinaia di lettere di ammiratrici e i tanti messaggi che ti arrivano via Internet?
Non può che farmi piacere. In particolare sono rimasto molto colpito quando a Milano per la promozione del DVD di Tre metri sopra il cielo tantissime ragazze si erano appostate per vedermi e gridavano il mio nome da lontano. Mi ha fatto un effetto veramente strano, anche se preferisco quando mi parlano piuttosto di quando mi fotografano con il telefonino trattandomi come un oggetto.

Ci parli dei due film in arrivo?
Sì, il primo è Romanzo criminale di Placido dove ho un ruolo molto pesante: sono "il Nero" un killer di mafia con una sua filosofia di vita cinica e spietata. Poi sto girando Texas di Paravidino dove recito con Valeria Golino e faccio un ragazzo di provincia un po' bruttino e impacciato. Non mi riconoscerete...


 

Conferenza stampa "Tre metri sopra il cielo"
Parola al regista e ai due protagonisti del film. 

Luca, come hai lavorato per portare sul grande schermo il libro di Moccia? 
LUCA LUCINI: Leggere il libro è stato come ripassare nella memoria tutti gli ingredienti che hanno costituito la mia adolescenza. Mi sono talmente accanito alla lettura che ho dimenticato che lo leggevo per poterlo portare al cinema.

Cosa ti premeva mettere in evidenza della storia?
LUCA LUCINI: Sicuramente l'amore tra i due protagonisti è centrale. Tutto il resto, la musica, l'ambientazione, le corse motociclistiche e le famiglie alto-borghesi delle ragazzine sono elementi secondari. Funzionali alla narrazione della storia d'amore e a rendere credibile il contesto giovanile.

Quando ha letto il libro a pensato che vi erano dei riferimenti a "Romeo e Giulietta"?
LUCA LUCINI: I nostri punti di riferimento cinematografici sono stati piuttosto "Il tempo delle mele" e "Gioventù bruciata", ma la pellicola ha una personalità tutta sua.

Hai già vissuto una storia d'amore da favola e ti sei comportato come Step, il principe sulla moto nera?
RICCARDO SCAMARCIO: Questa storia d'amore è molto bella ed è caratterizzata da elementi molto reali. Step ama come io amo. Quindi mi sono molto identificato nel ruolo.

Katy Louise, l'amore può cambiare una persona?
KATY LOUISE SAUNDERS: Non credo sia possibile. E' vero piuttosto che in amore ci si viene incontro.

Nella realtà hai una famiglia come quella del film, molto attenta e severa?
KATY LOUISE SAUNDERS: Anch'io ho una famiglia che mi segue molto, ma Babi è sicuramente più coraggiosa di me. Credo che comunque quando si tratta d'amore non ce niente che possa impedire di agire secondo il cuore.


 
 









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